"Meravigliarsi per crescere"
è stato davvero una scoperta entusiasmante
e non solo per me; ho provveduto, e continuo a farlo,
a pubblicizzarlo tra amici e conoscenti, devo dire
che non sono l'unico ad apprezzarlo. Complimenti
ancora.
Mi permetta inoltre un saluto da suo "tifoso",
ero un ragazzino che si entusiasmava sulle tribune
dell'EIB grazie alle performance del biondo tiratore
N.15 in maglia Pinti e devo dire che non avrei mai
pensato di ritrovarla come autore di un libro che,
ripeto, mi ha davvero "segnato". Ancora
complimenti e grazie per le emozioni che mi ha dato
sia da cestista che da scrittore. |
| Fabio Baresi |
Caro Spillare,
occupato come sei a scrivere libri, dal momento che,
di solito, uno tira l’altro come le ciliegie,
è probabile che questa lettera non sarà
nemmeno letta fino alla fine. La piacevolissima sorpresa
di ricevere il tuo MERAVIGLIARSI, mi consente questo
più unico che raro momento di grafomania.
La sorpresa è multipla, in quanto:
a) ti ricordo quale personaggio di azione, mobile, alto,
e persino anche bello, e non ti avrei mai immaginato
seduto a battere tasti per duecentocinquanta pagine
per quaranta righe a corpo otto.
b) sei giovane e di solito le importanti esperienze
di vita sono rivissute e scritte da ottuagenari. Ne
conosco almeno tre.
c) sei riuscito in una cosa grandiosa che io ho in mente
da almeno sette anni e non ho ancora cominciato.
d) perché, senza l’esperienza di Dinamica
Mentale Base, probabilmente sarei morto.
…………… …………
…………..
Ecco, alla lettera c) della pagina precedente c’è
quello che non riesco a cominciare: la vicenda umana
di uno dei tanti salvato da Bonazzola e C.
La tentazione di continuare e di entrare nel vivo di
una storia e di tante storie è tanta: ma una
lettera scritta a mano per dire “bravo”,
complimenti e saluti ai tuoi cari, al secondo foglio
deve finire.
Caro Carlo,
sono appena ritornato da tre settimane di ricovero per
ginnastica all’ospedale Fatebenefratelli di Venezia
e devo dirti che il Tuo libro mi ha tenuto veramente compagnia:
l’ho letto in meno di due giorni cosa per me molto
difficile, ma tanto è vero che pagina dopo pagina
mi ritrovavo nelle tue parole.
Mi è sembrato di rivivere una storia che conoscevo
bene: mi sono intravisto come in un bel film che ti lascia
qualcosa di grande nel profondo del cuore.
Come sempre quando fai una cosa la fai devo dire molto
bene e nonostante l’età che avanza mi sembri
sempre più giovane.
Devo anche confessarti che un giorno sono andato in crisi
quando si parlava dell’accettazione delle situazioni
della vita e non è stato facile digerire il concetto
che per curarmi devo andare ricoverato all’ospedale
mentre esiste il day-ospital, però dopo, piano
piano, mi sono sentito meglio e forse un piccolo passo
è stato fatto: stavo “fatalità”
leggendo del tuo ricovero per epatite.
Sembra strano, ma ti conosco da sempre anche se non ci
vediamo mai, ma so che ci sei.
Un bell’augurio di tutto cuore.
Ciao.
Caro Carlo,
eccomi con te, parecchio in ritardo vista la gioia provata
nel leggere il tuo libro. GRAZIE Carlo: questo è
un ringraziamento entusiastico per tutto ciò che
mi hai donato.
Ho ritrovato in esso un Carlo che certo conosco poco,
ma che ho sempre percepito come persona pulita, genuina
e affidabile (qualità che costantemente cerco attorno
a me e che amo molto) ed un percorso tutto tuo, così
bello, ricco e … combattuto.
Penso, ma è solamente una mia convinzione, che
il percorso di sviluppo personale debba passare inevitabilmente
tra momenti di incertezza (specialmente per chi non accetta
tutto come atto di Fede), di rimessa in discussione, di
combattimento ed ovviamente di entusiasmo e di vittoria.
Sei stato veramente onesto nello scrivere, generoso nel
donare tanta parte di te e della tua vita a tutti noi
che ti leggiamo.
E che dire della presenza costante di Marcello nel tuo
percorso? Fantastico!
Mi hai fatta entrare in quel mondo di Dinamica Mentale
Base di cui sentivo da sempre la mancanza, il mondo dell’inizio,
in cui qualcuno, permettimi, fortunato !!!, è stato
accompagnato (ed anche spesso strapazzato) da Marcello.
Noi Istruttori della nuova leva, purtroppo, non abbiamo
avuto quel contatto diretto di cui parli ed io da sempre
cerco fatti, fatterelli, riferiti, accadimenti di quei
primi tempi; cerco stimoli che Marcello dava, di cui tu
sei stato abbondantemente bersaglio.
Chiunque io senta dai vari Centri mi testimonia lo stesso
entusiasmo che provo io: grazie a Te, possiamo condividere
una conoscenza maggiore di tutto ciò che è
stato e di cui ci sentivamo un po’ orfani.
Ora, dopo averlo divorato, con calma sto rileggendo il
libro: mi ci fermo, medito sui cari stimoli che propone,
se serve mi do una regolata e … comunque me lo godo!
Ciao Carlo, un abbraccio con gratitudine, buon percorso
sulla tua montagna!
Io continuo sulla mia strada, sapendo però con
gioia che i compagni di percorso possono spesso sostare
al fuoco di bivacco, dove raccontare di sé e scambiare
le personali esperienze e scoperte.
Al prossimo incontro!
"TEOREMA: Villaggio globale, abitante adeguato"
Ciao Carlo, sono Sandro (il tuo ex - coach) volevo complimentarmi
con te per il tuo libro che mi ha tenuto compagnia per
un paio di giorni nel mio buon ritiro di Parma. Il capitolo
riguardante il GENITORE (forse perchè coinvolto)
mi ha trovato molto "recettivo", quello riguardante
l'ALLENATORE mi ha fatto sorridere e riflettere (e penso
sia questa la cosa più importante...), ma quella
che mi ha fatto sorridere realmente è stato quello
riguardante i S.I.N.A.P. ... ( mi fa venire in mente l'aforisma
"Peccato che tutti coloro che sono in grado di risolvere
i problemi del mondo siano troppo impegnati a guidare
taxi o tagliare capelli...").
Insomma, ho trovato diverse "perle" nelle tue
riflessioni che mi hanno trovato ora d'accordo(molto bella
la poesia [così si può definire?] "Capire
la propria età" di Caioffa ), ora discordante,
ma sempre attento e questo penso sia la cosa che ti possa
fare piacere .
Cosa aggiungere? Niente se non un ulteriore BRAVO e che
tu possa continuare ad essere un uomo sereno come mostri
di essere.
| Sandro Orlando, allenatore di
pallacanestro |
Gentile Presidente, sono Elisabetta, da poco Istruttore
Amministrativo presso la biblioteca di Bolzano Vicentino
e mi e' capitato di leggere il suo libro intitolato "TEOREMA",
volevo complimentarmi con lei per la sincerita' e la sensibilita'
con cui ha riportato fatti della sua esperienza sportiva.
Per me, abituata a leggere libri di attualita' cronachistica
e' stato un riconoscere che in fondo le esperienze che
ognuno di noi fa, positive o negative, ci insegnano sempre
qualcosa che deve fare il punto di partenza per ogni evento
che ci caratterizza.
Sara' mia cura sottoporre all'attenzione dei miei utenti,
il suo libro affinche' sia apprezzato per il valore umano
che esso possiede.
La saluto cordialmente.
"Si sedes non is"
Sono appena riemerso dalla lettura di “Si sedes
non is” il libro contenente alcuni scritti di
Marcello Bonazzola a cura di Carlo Spillare.
Dico riemerso, perché mi sento commosso come
un palombaro che ha appena ammirato la barriera corallina.
Ho sentito spesso affermare che gli scritti di Bonazzola
fanno venire il mal di testa, ma chi lo afferma forse
è abituato a nutrirsi di concetti premasticati
da altri ed elargiti a piene mani come becchime per
galline spelacchiate.
Questo è un libro che non va letto con la smania
di capire, che è sempre contraria alla comprensione.
Contiene pensieri per persone un po’ normali e
un po’ diverse, finti integrati, vigilmente rilassati
e determinati, muniti di un sano atteggiamento mentale
positivo, che non danno mai niente per scontato e curano
i particolari, ben consci di esseri gli artefici del
proprio destino ma collaborativi con l’imponderabile.
E’ un libro che potrebbe essere adottato indifferentemente
nelle scuole come testo di educazione civica per ragazzi
dagli scarrufati capelli verdi, oppure come manuale
di preghiere per pazzi preti sognatori delle chiese
dove si coltiva l’abitante adeguato.
Da leggere tranquillamente mentre ci si dondola su di
un’altalena, sorretta al lato sinistro dalla corda
del pensiero scientifico, al lato destro dalla corda
del misticismo.
Sono pensieri-forma monete d’oro, con una faccia
impressa di sapida ironia che non sconfina mai nel sarcasmo,
mentre sull’altra risalta il marchio dell’umiltà
di chi è fiero di pensare con la propria testa.
Il filo conduttore del libro è la descrizione
dell’abitante adeguato, cioè l’essere
umano adatto, opportuno, idoneo, giusto, visto da Marcello
Bonazzola “come colui che è in continua
e dinamica evoluzione, posto che nessun essere umano
può mai essere completamente “adeguato”
cioè perfettamente “non ignorante”
in ogni momento o situazione della propria vita.”
Tale individuo perseguirà quindi per tutta la
vita il suo essere adeguato, inteso come capacità
di scelta, contro l’adeguarsi.
Quello che colpisce di questi scritti, oltre all’abilità
e competenza a trattare dei più svariati temi
dell’esistenza umana, è l’esattezza
della sintassi; ogni singola parola nel suo preciso
significato, prima di essere trasferita nella carta,
è stata pesata con il bilancino del farmacista
e poi amalgamata con le altre; pare che di ogni articolo
l’autore voglia costruire una sorta di casa con
le pareti “a faccia vista” erette a regola
d’arte da capace artigiano, dove ogni singolo
sasso e mattone è posato nella giusta angolazione,
con grande cura per i particolari.
Concludo con una considerazione dell’autore che
ho fatto mia mentre leggevo “Si sedes non is”:
“mi sono reso conto cosa si prova a partecipare
al gioco del “Tempo-Pensiero”; del tempo
non come l’ho sempre pensato, ma come potrebbe
essere che sia e cioè “una sensazione vestita
di immagini e di pensieri” cioè: “un
modo di sentirsi”.
| Nadio Fortuna |
Spesso, il titolo di un’opera, se attentamente
valutato, offre già delle chiavi di lettura.
Si sedes non is, raccolta di “divertimenti
letterari” precedentemente pubblicati dall’autore
e per cui “vale il criterio del 95 % di
provocazione e del 5% di opinabilità”
(p. 12), non fa eccezione. Titolo palindromo,
volutamente ermetico, “Si sedes non is”
preannuncia alcune delle caratteristiche del testo:
la difficoltà apparente, l’attenzione
e la predilezione per i giochi di parole, la reversibilità
di lettura. Senza dubbio, il testo di M. Bonazzola
non solo non è il classico libro “da
treno”, ma va anche affrontato a piccole
dosi, per poter assimilare, se non “tutto”
e se non “subito”, almeno quel tanto
che basta a non far pensare di aver perso tempo
senza capire nulla. Gioco dell’autore con
il suo lettore, spesso direttamente chiamato in
causa, in un dialogo ipotetico che evoca i principali
dubbi possibili. Le regole dei giochi sono generalmente
semplici: una volta che si accetta di partecipare,
possono essere aggirate, imbrogliando, oppure
seguite. Siccome imbrogliare in una lettura personale
non ha senso, si suppone che le regole vadano
seguite, criticamente o meno. Proprio qui sembra
risiedere uno dei nodi centrali del testo, che
invita ad una lettura personale, più fantasiosa,
che permetta di discernere provocazioni e convinzioni,
precisazioni e dissacrazioni, conferendo alla
lettura, non più solo passiva, un’ipotetica
dimensione di dialogo, mentale e non. A questo
punto, il fatto di “essere d’accordo
o meno” con le tesi proposte diventa ininfluente
e, anzi, quasi superfluo, poiché non è
lì che risiede l’interesse del libro
– e, diremmo quasi, anche l’intenzione
dell’autore -, che sembra voler sollevare
interrogativi e interrogazioni più che
fornire risposte, peraltro suggerite senza essere
imposte. Ed è in quest’ottica che
credo vadano lette le varie “Euforie”.
A volte un po’ troppo provocatori, gli articoli
raccolti hanno comunque molto spesso il merito
di generare la riflessione, suggerendo un’angolazione
di visione diversa da quella comunemente accettata.
Condivisibile o meno, vale la pena di soffermarcisi,
perché “fermo restando che pensare
stanca, resta altrettanto vero che non pensare
uccide” (p. 217). Ognuno, per fortuna, pensa
come e se vuole. Si sedes non is suggerisce un
percorso, visibile nella progressione e nell’ordine
scelto dal curatore C. Spillare ma anche pienamente
reversibile e discutibile. Personalmente, avrei
molte cose da discutere, a partire dalla scrittura
retorica di alcuni testi o di alcuni passi del
paratesto fino ad alcune delle idee espresse,
siano esse provocazioni o meno. Ma il fatto stesso
che un testo evochi e provochi una discussione
positiva e costruttiva, soprattutto su aspetti
generalmente comuni e dati per scontati nella
nostra vita quotidiana, non è sicuramente
una cosa da poco.
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| Paola Perazzolo |
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