"Meravigliarsi per crescere"

Caro amico,
mi permetta di rivolgermi così a lei: ho letto personalmente il suo romanzo (ma è un romanzo? Di certo lo si legge coma tale, ma…), e ho scoperto di avere mille punti in comune con lei: innanzitutto l’età (sì, lo ammetto, ho sbirciato il suo codice fiscale, e ho scoperto che anche lei è del ’55: classe di ferro, come dicevano i miei compagni al liceo quando andavano a fare la visita militare… ) e poi tutta quella serie di esperienze (tra cui la consapevolezza del sé, lo sport, le Grandi Domande, i sensi di inferiorità e chi più ne ha più ne metta…).
Ecco, in breve: il suo romanzo (?) mi piace, è piaciuto ai miei lettori e quindi sono disponibile a pubblicarlo: anzi, io credo sia uno dei rari incontri fortunati tra autore e un editore che viaggino su una stessa sintonia.
Mi faccia quindi sapere quando e come contattarla; a presto.
Luciana Bianciardi ExCogita di L. Bianciardi

"Meravigliarsi per crescere" è stato davvero una scoperta entusiasmante e non solo per me; ho provveduto, e continuo a farlo, a pubblicizzarlo tra amici e conoscenti, devo dire che non sono l'unico ad apprezzarlo. Complimenti ancora.
Mi permetta inoltre un saluto da suo "tifoso", ero un ragazzino che si entusiasmava sulle tribune dell'EIB grazie alle performance del biondo tiratore N.15 in maglia Pinti e devo dire che non avrei mai pensato di ritrovarla come autore di un libro che, ripeto, mi ha davvero "segnato". Ancora complimenti e grazie per le emozioni che mi ha dato sia da cestista che da scrittore.
Fabio Baresi

Caro Spillare,
occupato come sei a scrivere libri, dal momento che, di solito, uno tira l’altro come le ciliegie, è probabile che questa lettera non sarà nemmeno letta fino alla fine. La piacevolissima sorpresa di ricevere il tuo MERAVIGLIARSI, mi consente questo più unico che raro momento di grafomania.
La sorpresa è multipla, in quanto:
a) ti ricordo quale personaggio di azione, mobile, alto, e persino anche bello, e non ti avrei mai immaginato seduto a battere tasti per duecentocinquanta pagine per quaranta righe a corpo otto.
b) sei giovane e di solito le importanti esperienze di vita sono rivissute e scritte da ottuagenari. Ne conosco almeno tre.
c) sei riuscito in una cosa grandiosa che io ho in mente da almeno sette anni e non ho ancora cominciato.
d) perché, senza l’esperienza di Dinamica Mentale Base, probabilmente sarei morto.
…………… ………… …………..
Ecco, alla lettera c) della pagina precedente c’è quello che non riesco a cominciare: la vicenda umana di uno dei tanti salvato da Bonazzola e C.
La tentazione di continuare e di entrare nel vivo di una storia e di tante storie è tanta: ma una lettera scritta a mano per dire “bravo”, complimenti e saluti ai tuoi cari, al secondo foglio deve finire.

Felice
Caro Carlo,
sono appena ritornato da tre settimane di ricovero per ginnastica all’ospedale Fatebenefratelli di Venezia e devo dirti che il Tuo libro mi ha tenuto veramente compagnia: l’ho letto in meno di due giorni cosa per me molto difficile, ma tanto è vero che pagina dopo pagina mi ritrovavo nelle tue parole.
Mi è sembrato di rivivere una storia che conoscevo bene: mi sono intravisto come in un bel film che ti lascia qualcosa di grande nel profondo del cuore.
Come sempre quando fai una cosa la fai devo dire molto bene e nonostante l’età che avanza mi sembri sempre più giovane.
Devo anche confessarti che un giorno sono andato in crisi quando si parlava dell’accettazione delle situazioni della vita e non è stato facile digerire il concetto che per curarmi devo andare ricoverato all’ospedale mentre esiste il day-ospital, però dopo, piano piano, mi sono sentito meglio e forse un piccolo passo è stato fatto: stavo “fatalità” leggendo del tuo ricovero per epatite.
Sembra strano, ma ti conosco da sempre anche se non ci vediamo mai, ma so che ci sei.
Un bell’augurio di tutto cuore.
Ciao.

Alfonso
Caro Carlo,
eccomi con te, parecchio in ritardo vista la gioia provata nel leggere il tuo libro. GRAZIE Carlo: questo è un ringraziamento entusiastico per tutto ciò che mi hai donato.
Ho ritrovato in esso un Carlo che certo conosco poco, ma che ho sempre percepito come persona pulita, genuina e affidabile (qualità che costantemente cerco attorno a me e che amo molto) ed un percorso tutto tuo, così bello, ricco e … combattuto.
Penso, ma è solamente una mia convinzione, che il percorso di sviluppo personale debba passare inevitabilmente tra momenti di incertezza (specialmente per chi non accetta tutto come atto di Fede), di rimessa in discussione, di combattimento ed ovviamente di entusiasmo e di vittoria.
Sei stato veramente onesto nello scrivere, generoso nel donare tanta parte di te e della tua vita a tutti noi che ti leggiamo.
E che dire della presenza costante di Marcello nel tuo percorso? Fantastico!
Mi hai fatta entrare in quel mondo di Dinamica Mentale Base di cui sentivo da sempre la mancanza, il mondo dell’inizio, in cui qualcuno, permettimi, fortunato !!!, è stato accompagnato (ed anche spesso strapazzato) da Marcello.
Noi Istruttori della nuova leva, purtroppo, non abbiamo avuto quel contatto diretto di cui parli ed io da sempre cerco fatti, fatterelli, riferiti, accadimenti di quei primi tempi; cerco stimoli che Marcello dava, di cui tu sei stato abbondantemente bersaglio.
Chiunque io senta dai vari Centri mi testimonia lo stesso entusiasmo che provo io: grazie a Te, possiamo condividere una conoscenza maggiore di tutto ciò che è stato e di cui ci sentivamo un po’ orfani.
Ora, dopo averlo divorato, con calma sto rileggendo il libro: mi ci fermo, medito sui cari stimoli che propone, se serve mi do una regolata e … comunque me lo godo!
Ciao Carlo, un abbraccio con gratitudine, buon percorso sulla tua montagna!
Io continuo sulla mia strada, sapendo però con gioia che i compagni di percorso possono spesso sostare al fuoco di bivacco, dove raccontare di sé e scambiare le personali esperienze e scoperte.
Al prossimo incontro!

Vanna Dalan
"TEOREMA: Villaggio globale, abitante adeguato"

Ciao Carlo, sono Sandro (il tuo ex - coach) volevo complimentarmi con te per il tuo libro che mi ha tenuto compagnia per un paio di giorni nel mio buon ritiro di Parma. Il capitolo riguardante il GENITORE (forse perchè coinvolto) mi ha trovato molto "recettivo", quello riguardante l'ALLENATORE mi ha fatto sorridere e riflettere (e penso sia questa la cosa più importante...), ma quella che mi ha fatto sorridere realmente è stato quello riguardante i S.I.N.A.P. ... ( mi fa venire in mente l'aforisma "Peccato che tutti coloro che sono in grado di risolvere i problemi del mondo siano troppo impegnati a guidare taxi o tagliare capelli...").
Insomma, ho trovato diverse "perle" nelle tue riflessioni che mi hanno trovato ora d'accordo(molto bella la poesia [così si può definire?] "Capire la propria età" di Caioffa ), ora discordante, ma sempre attento e questo penso sia la cosa che ti possa fare piacere .
Cosa aggiungere? Niente se non un ulteriore BRAVO e che tu possa continuare ad essere un uomo sereno come mostri di essere.
Sandro Orlando, allenatore di pallacanestro

Gentile Presidente, sono Elisabetta, da poco Istruttore Amministrativo presso la biblioteca di Bolzano Vicentino e mi e' capitato di leggere il suo libro intitolato "TEOREMA", volevo complimentarmi con lei per la sincerita' e la sensibilita' con cui ha riportato fatti della sua esperienza sportiva. Per me, abituata a leggere libri di attualita' cronachistica e' stato un riconoscere che in fondo le esperienze che ognuno di noi fa, positive o negative, ci insegnano sempre qualcosa che deve fare il punto di partenza per ogni evento che ci caratterizza.
Sara' mia cura sottoporre all'attenzione dei miei utenti, il suo libro affinche' sia apprezzato per il valore umano che esso possiede.
La saluto cordialmente.
Elisabetta

"Si sedes non is"

Sono appena riemerso dalla lettura di “Si sedes non is” il libro contenente alcuni scritti di Marcello Bonazzola a cura di Carlo Spillare.
Dico riemerso, perché mi sento commosso come un palombaro che ha appena ammirato la barriera corallina.
Ho sentito spesso affermare che gli scritti di Bonazzola fanno venire il mal di testa, ma chi lo afferma forse è abituato a nutrirsi di concetti premasticati da altri ed elargiti a piene mani come becchime per galline spelacchiate.
Questo è un libro che non va letto con la smania di capire, che è sempre contraria alla comprensione.
Contiene pensieri per persone un po’ normali e un po’ diverse, finti integrati, vigilmente rilassati e determinati, muniti di un sano atteggiamento mentale positivo, che non danno mai niente per scontato e curano i particolari, ben consci di esseri gli artefici del proprio destino ma collaborativi con l’imponderabile.
E’ un libro che potrebbe essere adottato indifferentemente nelle scuole come testo di educazione civica per ragazzi dagli scarrufati capelli verdi, oppure come manuale di preghiere per pazzi preti sognatori delle chiese dove si coltiva l’abitante adeguato.
Da leggere tranquillamente mentre ci si dondola su di un’altalena, sorretta al lato sinistro dalla corda del pensiero scientifico, al lato destro dalla corda del misticismo.
Sono pensieri-forma monete d’oro, con una faccia impressa di sapida ironia che non sconfina mai nel sarcasmo, mentre sull’altra risalta il marchio dell’umiltà di chi è fiero di pensare con la propria testa.
Il filo conduttore del libro è la descrizione dell’abitante adeguato, cioè l’essere umano adatto, opportuno, idoneo, giusto, visto da Marcello Bonazzola “come colui che è in continua e dinamica evoluzione, posto che nessun essere umano può mai essere completamente “adeguato” cioè perfettamente “non ignorante” in ogni momento o situazione della propria vita.”
Tale individuo perseguirà quindi per tutta la vita il suo essere adeguato, inteso come capacità di scelta, contro l’adeguarsi.

Quello che colpisce di questi scritti, oltre all’abilità e competenza a trattare dei più svariati temi dell’esistenza umana, è l’esattezza della sintassi; ogni singola parola nel suo preciso significato, prima di essere trasferita nella carta, è stata pesata con il bilancino del farmacista e poi amalgamata con le altre; pare che di ogni articolo l’autore voglia costruire una sorta di casa con le pareti “a faccia vista” erette a regola d’arte da capace artigiano, dove ogni singolo sasso e mattone è posato nella giusta angolazione, con grande cura per i particolari.

Concludo con una considerazione dell’autore che ho fatto mia mentre leggevo “Si sedes non is”:
“mi sono reso conto cosa si prova a partecipare al gioco del “Tempo-Pensiero”; del tempo non come l’ho sempre pensato, ma come potrebbe essere che sia e cioè “una sensazione vestita di immagini e di pensieri” cioè: “un modo di sentirsi”.

 

Nadio Fortuna

Spesso, il titolo di un’opera, se attentamente valutato, offre già delle chiavi di lettura. Si sedes non is, raccolta di “divertimenti letterari” precedentemente pubblicati dall’autore e per cui “vale il criterio del 95 % di provocazione e del 5% di opinabilità” (p. 12), non fa eccezione. Titolo palindromo, volutamente ermetico, “Si sedes non is” preannuncia alcune delle caratteristiche del testo: la difficoltà apparente, l’attenzione e la predilezione per i giochi di parole, la reversibilità di lettura. Senza dubbio, il testo di M. Bonazzola non solo non è il classico libro “da treno”, ma va anche affrontato a piccole dosi, per poter assimilare, se non “tutto” e se non “subito”, almeno quel tanto che basta a non far pensare di aver perso tempo senza capire nulla. Gioco dell’autore con il suo lettore, spesso direttamente chiamato in causa, in un dialogo ipotetico che evoca i principali dubbi possibili. Le regole dei giochi sono generalmente semplici: una volta che si accetta di partecipare, possono essere aggirate, imbrogliando, oppure seguite. Siccome imbrogliare in una lettura personale non ha senso, si suppone che le regole vadano seguite, criticamente o meno. Proprio qui sembra risiedere uno dei nodi centrali del testo, che invita ad una lettura personale, più fantasiosa, che permetta di discernere provocazioni e convinzioni, precisazioni e dissacrazioni, conferendo alla lettura, non più solo passiva, un’ipotetica dimensione di dialogo, mentale e non. A questo punto, il fatto di “essere d’accordo o meno” con le tesi proposte diventa ininfluente e, anzi, quasi superfluo, poiché non è lì che risiede l’interesse del libro – e, diremmo quasi, anche l’intenzione dell’autore -, che sembra voler sollevare interrogativi e interrogazioni più che fornire risposte, peraltro suggerite senza essere imposte. Ed è in quest’ottica che credo vadano lette le varie “Euforie”. A volte un po’ troppo provocatori, gli articoli raccolti hanno comunque molto spesso il merito di generare la riflessione, suggerendo un’angolazione di visione diversa da quella comunemente accettata. Condivisibile o meno, vale la pena di soffermarcisi, perché “fermo restando che pensare stanca, resta altrettanto vero che non pensare uccide” (p. 217). Ognuno, per fortuna, pensa come e se vuole. Si sedes non is suggerisce un percorso, visibile nella progressione e nell’ordine scelto dal curatore C. Spillare ma anche pienamente reversibile e discutibile. Personalmente, avrei molte cose da discutere, a partire dalla scrittura retorica di alcuni testi o di alcuni passi del paratesto fino ad alcune delle idee espresse, siano esse provocazioni o meno. Ma il fatto stesso che un testo evochi e provochi una discussione positiva e costruttiva, soprattutto su aspetti generalmente comuni e dati per scontati nella nostra vita quotidiana, non è sicuramente una cosa da poco.
Paola Perazzolo

 




HOME