Marcello Bonazzola,
a cura di Carlo Spillare e Patrizia Serblin
Edizioni I.D.E.A.srl
La differenza tra il grande e il piccolo è
solo una questione di prospettiva in quanto ciò
che è grande per qualcuno è piccolo
per un altro; a ben guardare, è del tutto
irrilevante che una “
cosa”
sia grande o piccola, perché molto più
importante è che la cosa “
ci
sia”, faccia parte del “
quadro”
nel quale è inserita.
A quel punto, il fatto di “
esserci”
dà un valore unico, insostituibile e meraviglioso
a chi “
c’è”,
“
grande” o “
piccolo”,
in “luce” o in “
ombra”
che sia il posto che occupa nel quadro.
I dubbi che avevo prima di iniziare questo lavoro,
estrapolando delle frasi di Marcello Bonazzola
tra tutta la sua copiosa produzione letterale,
generati dal fatto che esse sono inserite in discorsi
e temi sviluppati in modo complessivo e compiuto,
si sono via via dissipati una volta che le frasi
(o meglio, le ipotesi di pensiero) sono state
collocate nei 365 passaggi quotidiani.
Rileggendole, mi sono accorto infatti che ogni
“
vitamina” è sì
“
piccola” in confronto al
“
grande” costituito dal discorso
o dal tema da cui è stata estrapolata,
ma ha comunque un proprio senso, che ben può
stimolare a togliere il pensiero dalla pigrizia
nella quale troppo spesso è rinchiuso e
renderlo un po’ più degno di quell’unicità
che tutti noi indistintamente, senza colpa né
merito, possediamo.
Da lì, il lettore che sta cercando di trovare
e dare un senso alla propria vita, può
partire, attraverso la messa in pratica dell’ipotesi
di volta in volta prospettata da Ma.Bo, e/o per
mezzo dei propri personali percorsi intellettivi,
per trovare la “
fonte” dell’
“
indebita euforia” e rendersi
conto quale valenza e influenza il Pensiero, frutto
della propria autenticità, ha nella vita
quotidiana.
Ho già parlato a lungo nei miei precedenti
libri sul mio rapporto con Marcello e ogni parola
in più sarebbe ripetitiva e non potrebbe
comunque dare un’idea del senso di profonda
gratitudine e rispetto che nutro per lui; per
di più mi sono pure accorto che parlare
di Ma.Bo. in termini “
troppo”
positivi ha fatto sì che accadesse il contrario
di ciò che pensavo sarebbe accaduto.
Allora mettiamola così: da qualche parte
si è scritto: “
scherza con i
fanti ma lascia stare i santi”; personalmente
non me la sento proprio di scherzare su Ma.Bo.
e ciò, non perché egli sia un santo
ma in quanto lui di sicuro non è un fante.
Il mio rispetto e la mia profonda gratitudine
nascono anche dal fatto che “
grande”
o “
piccolo” sia stato quello
che Marcello ha realizzato nella sua vita, Ma.Bo.
“
c’è” ancora
e ha continuato ad “
esserci”
incurante degli incensamenti, degli elogi, delle
critiche, degli “
scherzi”
e delle cattiverie cui è stato oggetto,
come conseguenza del suo non essere un uomo mediocre.
A Marcello il mio ringraziamento per avermi permesso
di pubblicare questo libro e al lettore un sincero
in bocca al lupo per il successo nella sua ricerca,
di dare un senso alla sua vita e a quella di chi
gli sta attorno.
Carlo Spillare
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