L'essere generalmente sfugge ai riferimenti tipici dell'avere;
infatti, non si pesa, non si vede, non si tocca, in
termini oggettivi. Se però si accetta che la
felicità sia anche "apprezzare quello
che si ha, senza dimenticare quello che si è"
(Ma.Bo.), camminare verso l'essere diventa ad un certo
punto indispensabile per chi desidera provare a dare
un senso alla propria vita, anziché autoconfinarsi
a vivere una vita senza senso.
Una “bicicletta” che si può
utilizzare nel percorrere le strade dell'essere è
il ragionamento, frutto di elaborazioni mentali (e non
solo) conseguenti al proprio unico e personale modo
di vedere, ascoltare, sentire, percepire e soprattutto
capire ciò che ci succede nella vita quotidiana
e che sta in noi e attorno a noi.
Nell'approccio al ragionamento, un grosso ostacolo è
rappresentato dalla “nube”, che
nel libro viene impersonificata in un ipotetico Polifemo,
dello scontato e dell'ignoranza (da non-conoscere),
che avvolge e rende opaca la luce dell' essere e delle
sue manifestazioni.
Il libro ha l'unico intento di condividere una situazione
esistenziale che se non affrontata può diventare
insostenibile e di acquisire dei punti di riferimento
utili ad essere abitanti adeguati del villaggio globale
imparando a stare in piedi da soli, per ciò che
si è, senza bisogno di stampelle, protesi, maestri
e dichiarazioni d'intenti di qualsiasi genere. Se poi
nella lettura si dovessero incontrare delle affermazioni
non condivisibili, vale sempre quella “libera
scelta” che ha sempre rappresentato, e continuerà
a rappresentare, il “faro” perennemente
acceso di ogni persona consapevole di chi è e
di qual è il suo posto in questo mondo.
Anche il cammino verso l'essere, qualunque esso sia,
non si sottrae alla regola che non esiste qualcosa per
niente. La “ricompensa”, per chi
si rende disponibile a percorrere una strada del genere,
affrontando e superando, piano piano, la “nube”
che si incontra, può essere rappresentata dalla
scoperta del colore perenne dei propri “capelli”
e dal riaffiorare della speranza e dell'entusiasmo,
oltre che dell'amore e della solidarietà, che
risiedono, senza alcun riferimento alla religione, nel
“Dio in sé” del proprio
“bambino interiore” il quale, se
si ha coraggio e costanza, ci può accompagnare
anche quando la vita ci “obbliga”
a diventare adulti e fino a quando nella nostra commedia
sarà calato il sipario. E forse, anche dopo.
Carlo Spillare
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