Capire per fare
IL CAMMINO VERSO L'"ESSERE"
Breve raccolta di luoghi comuni per non morire di connivenza

Nel percorso del cammino umano verso «l’essere», l’ostacolo maggiore è costituito dalla difficoltà soggettiva e oggettiva dell’uomo «civilizzato» a distaccarsi dai propri oggetti materiali e dalle (proprie) convinzioni «socio-culturali» che «ormai» gli sono entrate nel sangue.
C’è un altro ostacolo altrettanto importante che spesso interviene già nel momento in cui decidiamo di provare a iniziare il nostro cammino verso «la vera realtà»: esso è che, il più delle volte «la decisione» non dipende da noi; o meglio, da nessun nostro atto razionalizzabile.
Secondo alcuni farebbe parte di quel particolare senso dell’umorismo che contraddistinguerebbe ogni rapporto tra noi e il Creatore; secondo altri sarebbe il minimo prezzo richiesto ad ogni creatura che non avendo nemmeno potuto scegliere di venire al mondo, viene buttata «come vittima designata» in una marcia forzata verso l’ignoto.
Comunque sia, dal momento che non c’è nulla che possa far andare le cose diversamente, l’unica è imparare a sopportare e a collaborare con l’imponderabile.
Certo è più facile dirlo che accettarlo e farlo, ma che volete, così è anche se non vi pare e l’unico modo per verificarlo è … provare a giocare la partita nel modo più pulito possibile.
Quanto sopra premesso, vale la pena di ricordare che all’interno delle leggi che regolano il nostro rapporto con la Natura, esistono sufficientemente numerosi momenti di pietà della stessa verso di noi e questo, se riusciamo ad apprendere l’arte di «pensare ad altro» nei momenti di maggior dolore e frustrazione, è già più che sufficiente a permetterci di intraprendere il nostro cammino verso «l’essere», quando … è il momento.
O, come taluno afferma: quando qualcuno ode e raccoglie il nostro grido di aiuto e decide di darci una mano a iniziare il viaggio.
Ci sono comunque due cose da ricordare quando, essendosene verificate le condizioni, si inizia il cammino, e sono: scegliere con saggezza la meta che si vorrebbe raggiungere perché … potrebbe capitarci di ottenere ciò che abbiamo chiesto e soprattutto … mai dire mai.
Adesso, aperta la porta dello sconosciuto mondo della vera realtà personale, possiamo iniziare a tentare di scoprire la ragione … del nostro esistere; questo infatti è lo scopo della ricerca «dell’essere».
E se sarà per il nostro bene e per il bene di tutte le forme di vita che ci circondano, accadrà.
Noi esistiamo perché nella mente dell’Architetto del Creato non trova spazio il pensiero che tutto ciò che è sgradevole deve essere eliminato, bensì il principio che deve essere compreso; così come è ignoto il principio della superiorità della vittoria sulla resa e inesistente la menzogna che uno specchio possa rappresentare una qualsivoglia realtà che abbia un proprio scopo o che falsi criteri possano determinare il valore di una qualsiasi cosa e ancora che si possa giudicare quello che non si comprende o non si accetta.
Durante la nostra esistenza, per imparare a sopravvivere, permettiamo alle circostanze di seppellire il Progetto Universale dell’uomo sotto un amalgama di materialismo, di convenzioni e di compromessi, non solo, ma gli concediamo di snaturarlo indirizzandolo verso obiettivi di apparente ragione e di effimere contingenze.
Esistono cose che non esigono alcuno sforzo per essere raggiunte; una di queste è la vecchiaia.
Di contro non appartiene certo alla stessa categoria la scelta di diventare migliori o di parlare dopo aver attentamente riflettuto e anche quella di non lasciare nulla in sospeso.
Ma c’è una cosa che esige il massimo dell’impegno e della perseveranza oltre che il superamento di tutto quello che si frappone tra noi e la nostra «realizzazione» ed è: offrire quello che siamo in grado di dare ad ogni «cosa», solo per l’emozione di sentirsi gratificati dallo stato di benessere di quella cosa.
Più forte sarà il sentimento extrafisico che indirizzeremo a favore della «cosa», più progrediremo sulla via dell’Armonia con il Cosmo. Diversamente continueremo a preoccuparci più di sopravvivere che di esistere. Anche se è più facile per un canguro camminare a ritroso piuttosto che per un uomo gioire del successo altrui.
E questo, converrete con me, più che eretico è talmente usuale da apparire: «logico e naturale».

 

Marcello Bonazzola

 

Fonte: Si sedes non is (ed. I.D.E.A. srl)

 

 




 

 

 

 



 


 




 




 



 


 

 

 





 





 



 






 
 

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